IL BULLISMO A SCUOLA NELLE STORIE DI GIOVANI UDITRICI DI VOCI

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Elena ha diciassette anni e da dieci sente le voci. Emanuela ne ha ventitrè e sente le voci da otto anni. Entrambe giovanissime, entrambe alla ricerca di un perché. Ricostruendo le loro storie ci appare quasi subito un fattore comune: all’origine della comparsa delle voci troviamo gravi episodi di bullismo. Le ragazze raccontano di aver subito vessazioni fin da piccoline nell’ambiente scolastico. Si tratta soprattutto di bullismo al femminile che, come le ricerche hanno mostrato (Olweus, 1993, Lagerspetz e Björkqvist, 1994) si è sempre avvalso soprattutto di mezzi quali l’esclusione sociale, l’isolamento, il pettegolezzo, la creazione di coalizioni, ma che negli ultimi anni sta mostrando forme sempre più aggressive anche dal punto di vista del ricorso a scontri fisici, “agguati” e attacchi di ogni genere e, ovviamente, attraverso il cyberbullying.

Nelle loro storie è costante l’intrecciarsi di momenti di assoluta mancanza di relazione e contatti con i compagni di classe a episodi quali diffusione di pettegolezzi maligni sul loro conto,  a storie di “complotti e coalizioni” volte a denigrarle ed escluderle soprattutto attraverso i social network. I conflitti, crescendo, si facevano sempre più accesi e la sensazione delle due ragazze era di sentirsi costantemente sotto minaccia, perseguitate, con un carico di stress psicofisico notevole e destabilizzante.

Si tratta, è vero, di soli due casi ma, al di là del semplice dato statistico, troviamo la correlazione tra fenomeni di bullismo e comparsa delle voci (spesso denigratorie anch’esse oppure – in casi positivi – di difesa e aiuto dalle vittimizzazioni) piuttosto inquietante. Questa matrice sembra tuttavia ricorrere nella letteratura scientifica sugli uditori di voci (Romme, Escher, 2000, 2008;  Escher, 2005):  “Nel 70% dei casi clinici presi in esame le voci percepite dai pazienti si riferiscono a traumi o altre situazioni che li hanno fatti sentire impotenti rispetto a quanto stava verificandosi o era loro accaduto. Tra gli eventi traumatici riscontrati elenchiamo come più frequenti e significativi: l’aver subito abusi sessuali e/o abusi fisici, l’aver negato le proprie emozioni, l’essere stati oggetto di gravi atti di bullismo ed esposti a livelli elevati di stress nonché a situazioni che hanno generato profondo senso di insicurezza nella delicata fase dell’adolescenza. “ (http://it.paperblog.com/esordio-psicotico-e-intervento-precoce-1565740/ ).

Nel periodo scolastico, il rapporto con i pari è un importante stimolo alla crescita e allo sviluppo di un giovane, specialmente durante l’adolescenza. La famiglia perde la centralità delle fasi precedenti di sviluppo per facilitare l’accesso del ragazzo/a alla vita sociale esterna ad essa. Per il minore sarà determinante l’impatto con i coetanei, un banco di prova per testare le sue sicurezze, il suo senso di fiducia ed efficacia, costruire la sua autostima. Se questo incontro avrà come esito l’incorrere in situazioni di bullismo, i rischi evolutivi saranno notevoli sul piano della formazione dell’identità, sul piano della capacità di socializzazione e, tra i rischi più alti, della salute mentale. È importante, da parte del mondo adulto – insegnanti, famiglia, educatori – riconoscere i segnali di allarme che possono far ipotizzare il coinvolgimento del ragazzo in  situazioni così critiche per il suo sviluppo in momenti delicati della crescita. Bisogna prestare attenzione ad alcuni indicatori che possono comparire all’improvviso e che destano sospetto e meritano ascolto e approfondimento.

Nella scheda seguente (cfr. per approfondire, G. Gini, “Bulli e vittime, un fenomeno complesso” http://www.sanpaolo.org/fa_oggi/0805f_o/0805fo59.htm) si può consultare una sintesi di probabili manifestazioni di disagio fortemente correlate allo status vittima di bullismo:

INDICATORI DI VITTIMIZZAZIONE

·         Paura di andare a scuola, assenze ingiustificate, desiderio di cambiare spesso il tragitto o il mezzo
·         Evitamento di specifiche attività o lezioni (piscina, palestra, ricreazione…)
·         Improvviso peggioramento del  rendimento scolastico
·         Oggetti personali e di uso scolastico frequentemente rotti, rovinati o smarriti
·         Chiusura in se stessi  e difficoltà a parlare della vita scolastica
·         Malesseri psicosomatici (mal di testa, pancia, perdita di appetito…)
·         Disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, a rilassarsi, incubi notturni, enuresi…)
·         Bassa autostima, sbalzi umorali (scoppi di pianto e rabbia improvvisi)

 

Oggi Elena ed Emanuela hanno scelto un percorso di sostegno psicologico e stanno affrontando il disagio vissuto negli anni scorsi, cercando strategie efficaci di gestione del rapporto con i compagni e prevenendo la comparsa di ulteriori forme di malessere. Non sarà semplice riacquistare fiducia nelle relazioni con i coetanei e fare i conti con le sofferenze che hanno causato loro finora ma è forte la voglia di cambiamento e la speranza di costruire finalmente rapporti sani, all’insegna del reciproco riconoscimento e del rispetto per ogni differenza.

 

Se anche tu hai vissuto un’esperienza simile oppure sei un genitore di ragazzi con queste esperienze e ti va di condividerle con noi scrivi a info@laboratoriodellerisorse.org 

 

Bibliografia

Lagerspetz K.M.J., & Björkqvist K., “In-direct aggression in boys and girls”, in L.R. Huesmann (Ed.), Aggressive behavior: Current perspectives (pp. 131-150), Plenum, New York.

Olweus D., Bullying at school. What we know and what we can do, Balckwell, Oxford, UK 1993.

 

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