LA FAMIGLIA DELL’UDITORE DI VOCI, UNA RISORSA PER L’AFFRONTAMENTO

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Il nostro lavoro con le persone che sentono le voci prevede un contatto e una conoscenza dell’intero nucleo familiare dell’uditore fin da subito. Spesso infatti sono proprio i familiari a rivolgersi a noi in momenti di emergenza e panico scatenati dalla improvvisa consapevolezza di quanto sta accadendo al loro congiunto. Come terapeuti familiari, è per noi prassi imprescindibile quella di incontrare la famiglia e di trattare la problematica evidenziando le molteplici connessioni comunicative e relazionali che si scatenano intorno ad essa. Venire a conoscenza del fatto che il proprio figlio, marito/moglie, genitore, sorella o fratello sente le voci è per tutti un’esperienza forte e dolorosa ma che lascia soprattutto disorientati. La tendenza comune è quella di reagire con la logica e il buon senso e di rimarcare costantemente la distanza tra la realtà e l’immaginazione, tra la verità e la falsità delle percezioni. Spesso i familiari e l’uditore si trovano immersi in dinamiche conflittuali e di incomprensione e isolamento che i contenuti delle voci stesse non fanno che inasprire. È difficile comprendere come molte delle azioni “disturbanti” che l’uditore mette in atto possano essere innescate da voci negative e giudicanti che contribuiscono a delineare un quadro fosco delle relazioni familiari.

Quello che da sempre il movimento degli uditori tende a sottolineare è che le voci di per sé possono non essere affatto un problema per la persona che le sente, laddove potrebbe diventare problematica invece la relazione con l’uditore stesso attraverso le reazioni di chi lo circonda. Come ha sottolineato Rufus May (esperto per esperienza e psicologo) “invece che essere qualcosa da sopprimere a tutti i costi, come vorrebbe il tradizionale modello psichiatrico della salute mentale, dovremmo incoraggiare le persone a lavorare con le voci, a conoscerle e dialogarci insieme”.

È difficile per un familiare comprendere il legame che l’uditore crea con le sue voci e l’uso che ne può fare a volte come guida per affrontare la realtà o esplorare se stesso. Molta parte del lavoro familiare che intraprendiamo insieme consente di avvicinare le persone ad una conoscenza “non tradizionale” di questo fenomeno, producendo un maggiore ascolto affettivo di vissuti ed emozioni che possono scatenarsi nell’uditore e nei familiari stessi. L’ascolto è la premessa indispensabile per favorire un dialogo diverso sia tra l’uditore e le sue voci sia tra i familiari e l’uditore stesso, che sentirà, forse per la prima volta, di poter essere compreso senza giudizi o etichette diagnostiche. Le voci e i loro contenuti possono diventare, all’interno di un contesto terapeutico facilitante, un linguaggio altro, la cui decifrazione porta ad una maggiore intimità tra i membri della famiglia e ad una distensione del clima di tensione e conflitto prodotto dalle fasi emergenziali.  Il lavoro familiare, nella nostra ottica, diviene necessaria premessa per poter poi procedere all’affrontamento vero e proprio con l’uditore, in un contesto quindi che favorisce la comunicazione e l’ascolto e consente una crescita maggiore per tutti. La famiglia, con la sua messa in gioco e la ricerca di nuove modalità di relazione, può fornire supporto e ricercare nuove strategie di problem solving all’interno di una situazione che può divenire infine un momento di cambiamento e di ricerca di maggior benessere per tutti i membri.

 

per ulteriori approfondimenti consulta anche http://www.sentirelevoci.it/testimonianze/

 

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