L’INTERVENTO FAMILIARE SECONDO L’OTTICA SISTEMICA: DAL DISAGIO INDIVIDUALE ALLA COSTRUZIONE DI NUOVE RISORSE

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L’ottica sistemico-relazionale in psicoterapia è uno strumento estremamente flessibile di approccio al disagio psicologico: il contesto terapeutico può essere variegato, che si tratti di terapia familiare, di coppia o individuale, quelle che vengono prese in considerazione sono le relazioni affettive significative, fondamentali per il benessere di ognuno.

La terapia familiare nasce negli anni ‘70 come diversa risposta alle letture del disagio psicologico rispetto  alla psichiatria tradizionale e alla psicoanalisi. Affonda le sue radici nelle teorie sistemiche e cibernetiche degli anno ‘40/’50. L’interesse dell’osservatore, antropologo, sociologo o psicologo, diventa il concetto di sistema. Il sistema è concepito come una rete di parti interagenti tra loro, secondo una gerarchia e delle regole proprie che definiscono il modo in cui i componenti interagiscono, tanto che un cambiamento in una parte influenza il cambiamento nella struttura generale e viceversa.  Le proprietà della cibernetica vengono poi applicate anche allo studio dei sistemi viventi.

Uno degli esempi più importanti di sistema è proprio la famiglia. Tutti i contesti sociali, primo tra tutti la famiglia, intreccio di legami affettivi determinanti per la sopravvivenza umana, influenzano i comportamenti degli individui al loro interno e soprattutto il significato degli stessi. A loro volta, le interazioni tra i singoli membri permettono di definire un certo tipo di famiglia e quindi di contesto.  Secondo questi approcci teorici, il comportamento di una persona viene visto e osservato all’interno del suo ambiente di appartenenza, cornice che dà significato agli scambi e dai quali è modificato in una reciproca influenza circolare.

Il disagio psicologico non è più attribuito unicamente al vissuto del singolo individuo, secondo un’idea etichettante di follia, ma quest’ottica permette una “depatologizzazione” del paziente, visto invece come portavoce “designato” della sofferenza familiare. Ne deriva la scelta terapeutica di accogliere nei nostri studi l’intera famiglia per individuare e modificare le comunicazioni che mantengono o incrementano la situazione problematica ed attivare piuttosto potenziali risorse inattese. Il focus dell’intervento clinico non si pone più sui singoli individui ma su quello che succede TRA gli individui: l’obiettivo è dunque quello di promuovere nuove modalità comunicative e di relazione tra i membri di una famiglia.

La presa in carico di tutto il sistema permette di allargare l’ottica, di cambiare prospettiva, o meglio, di unire diversi punti di vista per costruire una lettura nuova del disagio, un nuovo significato condiviso che interrompa catene ripetitive di sofferenza e conflitti permettendo nuovi modi di stare insieme che siano  per tutti fonte di benessere e supporto.

 

 

Minuchin, S. (1977) Famiglie e terapia della famiglia, Roma, Astrolabio

Bertando, P.; Toffanetti, D. (2000) Storia della terapia familiare. Le persone, le idee, Milano, Raffaello Cortina

Bateson, G. (1977) Verso un’ecologia della mente, Milano, Adelphi

Bateson, G. (1984) Mente e natura, un’unità necessaria, Milano, Adelphi

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